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#38 – INDUSTRIAL SOFTWARE

Intelligenza artificiale: alleato o minaccia? 

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Internet e le tecnologie mobili generano un’enorme mole di dati digitali. L’intelligenza artificiale (AI), che permette di elaborare questi dati in modo radicalmente nuovo, sta rivoluzionando l’industria e il nostro modo di lavorare. E sono in molti a chiedersi se non rappresenti una minaccia… 

L’intelligenza artificiale si sta sviluppando a un ritmo sbalorditivo e il suo impatto è globale: è all’origine, ad esempio, di nuovi metodi di interazione uomo-computer, ma viene applicata anche all’ottimizzazione dei processi aziendali. La società di ricerca Gartner prevede che, non più tardi del 2020, i robot dotati di intelligenza artificiale gestiranno l’85% delle interazioni dei servizi di assistenza al cliente. Ray Kurzweil, ingegnere capo presso Google, prevede addirittura che i robot disporranno di intelligenza umana entro il 2029.

Gartner, inoltre, stima che entro il 2025 un terzo di tutti i lavori verrà eseguito da robot e macchine intelligenti… È difficile valutare quanto sia credibile questa previsione. Tuttavia, è comprensibile che lo sviluppo dell’AI generi timori, soprattutto sul futuro della forza lavoro. I lavoratori stanno forse per diventare obsoleti?

L’intelligenza artificiale al servizio dei lavoratori… o temibile rivale?

Amir Banifatemi, specialista di intelligenza artificiale presso l’organizzazione no-profit californiana XPRIZE, ritiene che le preoccupazioni in merito all’occupazione siano infondate.

L’AI può fornire ai lavoratori un accesso più ampio ed efficace ad un’enorme mole di dati e di strumenti di lavoro. Se da un lato ciò significa che oggi, grazie ad essa, i lavoratori sono in grado di risolvere problemi sempre più complessi, dall’altro implica anche che gli stessi lavoratori dovranno acquisire nuove competenze. Ogni impresa dovrà pertanto preparare i propri dipendenti a sfruttare il potenziale di innovazione dell’intelligenza artificiale e le opportunità da essa offerte, tra cui il miglioramento crescente della produttività.

Nel settore delle bioscienze l’intelligenza artificiale sta portando alla scoperta di nuovi farmaci, e a un ritmo ben più sostenuto che in passato. James Chandler, vicepresidente della società londinese di intelligenza artificiale BenevolentAI, spiega:

L’AI ha la capacità unica di estrarre informazioni e acquisire conoscenze a partire da un enorme mole di dati scientifici. Ad esempio, può identificare rapidamente la causa di una malattia e suggerire con altrettanta rapidità possibili cure. Applicazioni come questa dimostrano che l’intelligenza artificiale non soppianterà l’intelligenza umana, bensì che le servirà da ausilio.

L’anno scorso, lo Sheffield Institute for Translational Neuroscience, con sede nel Regno Unito, ha annunciato che un farmaco candidato scoperto utilizzando la tecnologia BenevolentAI aveva ottenuto buoni risultati nel trattamento delle malattie del motoneurone.

Lo sviluppo inarrestabile dell’intelligenza artificiale trasformerà peraltro anche il modo in cui i colleghi interagiscono tra loro. L’assistente vocale di Cisco, Spark, sfrutta la tecnologia di apprendimento automatico di MindMeld, una società specializzata in intelligenza artificiale applicata a chatbot e assistenti vocali. Spark consente agli utenti di inserirsi in una riunione già in corso o di abbandonarla, nonché di avviare e interrompere le registrazioni tramite comando vocale.

L’assistente vocale di MindMeld, che verrà lanciato quest’anno per una serie di test, è programmato per diventare sempre più intelligente grazie al feedback degli utenti e, a termine, per assegnare compiti e redarre automaticamente i resoconti delle riunioni.

Secondo Chintan Patel, direttore tecnico per Regno Unito e Irlanda presso Cisco:

Capire il comportamento degli esseri umani in un dato ambiente, e quindi anche nel loro ambiente di lavoro, è uno dei problemi di più difficile risoluzione per i ricercatori e gli ingegneri in intelligenza artificiale. Nonostante ciò, alla luce dei continui progressi in materia, le macchine sono destinate ad assumere il ruolo di veri e propri collaboratori proattivi, in grado di suggerire ai lavoratori come eseguire al meglio il loro lavoro e come essere più produttivi.

L’intelligenza artificiale è già una realtà

Contrariamente a quanto pensano in molti, l’intelligenza artificiale non è una prerogativa dei film di fantascienza ed è, anzi, già onnipresente. Qualsiasi industria che debba acquisire e interpretare grandi volumi di dati può già avvalersi dell’AI.

Nel settore sanitario, ad esempio, ha trovato applicazione Watson for Oncology, un sistema di cognitive computing che suggerisce ai medici opzioni di trattamento basate sull’analisi dei dati medici. Nel settore dell’assistenza al cliente, invece, è sempre più frequente il ricorso ai chatbot Nanorep e WorkFusion, entrambi basati sull’intelligenza artificiale.   Pankaj Patel, della Cisco, afferma:

L’intelligenza artificiale rappresenta una grande sfida, che è però, al contempo, anche un’enorme opportunità per tutti i settori industriali. In che modo l’AI può rivoluzionare i modelli di business, i processi lavorativi e l’organizzazione stessa del lavoro? In che maniera può automatizzare le operazioni più routinarie e ripetitive affinché i lavoratori possano concentrarsi su quelle a maggior valore aggiunto?

Per mantenere le sue promesse, l’intelligenza artificiale dovrà evolversi e diffondersi di pari passo ad altre tecnologie di punta, come ad esempio l’Internet delle cose (IoT) o la cybersicurezza, da cui è indissociabile. I veicoli autonomi sono un ottimo esempio di questa interdipendenza tra tecnologie. Codice sorgente, funzionalità di autoapprendimento, smart grid, reti pubbliche wireless: l’intelligenza artificiale deve prendere in considerazione tutti questi elementi per far sì che persone e merci arrivino a destinazione in tempo.

In futuro, una delle sfide più pressanti per le aziende sarà quella di identificare le aree a cui applicare tecnologie di punta come il deep learning, allo scopo, naturalmente, di aumentare la redditività aziendale. Per trarre il massimo profitto dall’intelligenza artificiale, tali aziende dovranno anche assicurarsi di disporre dei dati necessari alla formazione delle macchine stesse.

Per James Chandler di BenevolentAI:

Insegnare ai computer come sfruttare i dati forniti dall’industria richiederà tecniche di apprendimento innovative a supervisione parziale, che dovranno essere anche più economiche e pratiche rispetto alle attuali tecniche di apprendimento supervisionate.

 

Testo tradotto dall’inglese da Manuel Corbelli

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About the Author

Daniel Allen is a writer and a photographer. His work has featured in numerous publications, including CNN, BBC, The National Geographic Traveller.

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